L’attacco di panico è una delle esperienze più terrificanti che una persona possa sperimentare. Di conseguenza, chi ne soffre si sente improvvisamente travolto da sintomi fisici violenti, come tachicardia, soffocamento e vertigini. Spesso, la paura più grande diventa quella di morire, di impazzire o di perdere totalmente il controllo del proprio corpo.
Tuttavia, dal punto di vista del mio modello Interazionista-Strategico, il panico non è una malattia biologica improvvisa. Al contrario, esso è il risultato di un circolo vizioso che si costruisce nel presente attraverso le interazioni della persona con se stessa e con la realtà circostante.
La trappola del controllo che fa perdere il controllo
Nella mia pratica clinica presso lo studio di psicoterapia a Treviso, riscontro sempre la stessa dinamica. Il problema nasce, infatti, da una normale alterazione fisiologica, come un lieve aumento del battito cardiaco dovuto allo stress. Da quel momento, l’interazione con se stessi cambia radicalmente.
La persona si spaventa e inizia a monitorare il proprio corpo con ossessione. Di conseguenza, mette in atto la tentata soluzione di controllare intenzionalmente il ritmo del cuore o del respiro. Tuttavia, cercare di controllare una risposta fisiologica spontanea produce l’effetto paradossale di alterarla ancora di più. Più il soggetto cerca di calmarsi, più il battito accelera, scatenando l’attacco di panico vero e proprio. La tentata soluzione, quindi, crea il problema.
Le interazioni relazionali che mantengono la paura

Inoltre, il panico non rimane confinato all’individuo, ma ridefinisce rapidamente tutte le sue interazioni relazionali. Per difendersi dall’ansia, la persona inizia a mettere in atto due comportamenti specifici:
La trappola della richiesta di aiuto: La persona si sposta solo se accompagnata da un familiare o da un amico fidato. Questa richiesta di protezione, pur offrendo un sollievo immediato, comunica implicitamente alla mente un messaggio distruttivo: “Ho bisogno di qualcuno perché da solo non sono capace”.
Il circolo vizioso dell’evitamento: Il soggetto evita tutti i luoghi associati a un possibile malessere, come centri commerciali, autostrade o spazi affollati. Di conseguenza, ogni evitamento conferma la pericolosità del mondo e riduce l’autonomia della persona.
Lo sblocco : cavalcare l’onda del panico
Pertanto, l’intervento Interazionista-Strategico non si perde nella ricerca di traumi passati, ma agisce direttamente su questi meccanismi disfunzionali nel qui e ora.
Attraverso specifiche prescrizioni concrete da eseguire tra le sedute, si guida il paziente a interrompere le tentate soluzioni fallimentari e insegnare alla persona a guardare in faccia la paura invece di fuggire. Di conseguenza, smettendo di combattere i sintomi, l’ansia decade da sola.
Cambiando l’esperienza reale del corpo, cambia l’emozione e il benessere torna stabilmente nella vita della persona.
Psicoterapia per gli attacchi di panico a Treviso
Se si sente prigioniero della paura di avere un attacco di panico, sappia che è possibile spezzare questo cerchio in tempi brevi.
- Contatti: Via Zermanese, 119 – Treviso
- Telefono: +39 347 5983996
- Email: info@martuccipsicoterapeuta.it
- Sito Web: Psicoterapeuta Luana Martucci
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